Interpretazioni del Totalitarismo


INTERPRETAZIONI DEL TOTALITARISMO

 

‘’La legge di tutte le attività che dominano l’esistenza sociale […] è che ciascuno sacrifichi la sua vita e la vita degli altri a cose che non sono che mezzi per vivere meglio. Questo sacrificio riveste forme diverse, ma tutte si riassumono nella questione del potere’’.

  1. Weil, Riflessioni sulle cause della libertà e dell’oppressione, 1934.

 

 

‘’Il dominio totale, che mira ad organizzare gli uomini nella loro infinita pluralità e diversità come se tutti insieme fossero un unico individuo, è possibile soltanto se ogni persona viene ridotta ad un’immutabile identità di reazioni, in modo che ciascuno di questi fasci possa essere scambiato con qualsiasi altro. Si tratta di fabbricare qualcosa che non esiste, cioè un tipo d’uomo simile agli animali, la cui unica libertà consisterebbe nel preservare la specie’’.

  1. Arendt, Le origini del totalitarismo, 1951

 

‘’Il concetto di ‘totalitarismo’ mi trova contrario, perché mi sembra una generalizzazione falsa; o, per meglio dire, è una tipica generalizzazione dipendente da un punto di vista liberale. Vediamo infatti che chi ne fa uso – ad esempio la defunta Hannah Arendt nel suo libro Le origini del totalitarismo – lo applica ad ogni cosa che sia contro le istituzioni liberal-parlamentari. Costoro mettono quindi nello stesso mazzo comunismo e fascismo. […]. Questa è una delle critiche che io rivolgo al punto di vista liberale: esso adopera il concetto di totalitarismo come un’etichetta buona per qualsiasi cosa sia antiliberale, con il risultato di velare le differenze.’’

  1. L. Mosse, Intervista sul Nazismo, 1977

 

 

 

Simon Weil

Il potere totalitario

  • La questione del potere: l’esercizio del potere, di qualsiasi potere e in funzione di qualsiasi obiettivo anche di quelli che possiamo ritenere buoni e auspicabili, è un male in sé. Il potere è sempre una forma di oppressione che si accompagna, inscindibilmente, ad una struttura sociale. Non soltanto ogni società, ma anche ogni gruppo o movimento, in quanto struttura organizzata, è potenzialmente oppressivo. La promessa marxiana di una società senza classi è pura illusione o, nel peggiore dei casi, menzogna. Marx ha ragione, sostiene la Weil, quando indaga i rapporti di potere a partire dalle condizioni materiali e oggettive della vita e del lavoro ma non comprende che le dinamiche oppressive sono presenti in qualunque tipo di società anche in quella senza classi. Questa visione eguaglia non solo Fascismo, Nazismo e Comunismo ma anche qualsiasi forma di organizzazione sociale.
  • Stato totalitario : lo Stato totalitario condivide, se così è, la logica di dominio che è presente in ogni forma di Stato, passato e presente, e in generale in ogni forma di organizzazione umana. Lo Stato totalitario non fa altro che spingere alle estreme conseguenze l’intensità, gli strumenti e le intenzioni che già sono presenti al suo interno: la logica del potere e della forza è presente nella storia fin da quando la società è stata divisa in uomini che comandano e in uomini che ubbidiscono. E’ quella che possiamo definire una interpretazione continuistica del totalitarismo: esso è l’ultima ed estrema forma della radicalizzazione della concezione di organizzazione statuale che tende a centralizzare il potere e a concentrarlo nell’apparato burocratico.
  • La contraddizione del potere: per quanto oppressi, gli uomini sono essenzialmente attivi. E per quanto i regimi totalitari cercano di disciplinare e incanalare verso determinati obiettivi tale attività, non possono mai distruggerla. La sua distruzione porterebbe non solo alla fine del soggetto stesso su cui il potere viene esercitato (gli uomini che ubbidiscono) ma anche, di conseguenza, alla fine del potere stesso (gli uomini che comandano). Non essendoci più persone su cui esercitare il potere, il potere non ha più ragione di esistere e si autodistrugge.
  • Allentare gli ingranaggi del sistema totalitario: la contraddizione del potere e la spinta alla libertà che è sempre presente nella natura umana, aprono possibili squarci all’interno di un sistema che è totalitario. Vi è da ricordare che tale libertà resta sempre un ideale irrealizzabile e irraggiungibile ma che tuttavia può allentare, anche se di poco, gli ingranaggi del potere totalitario. Per fare ciò non bisogna subordinare le dinamiche produttive all’‘’utopia del rendimento illimitato’’ e della produzione infinità ma a quelle del rapporto pensiero – azione. E cioè gli individui, attraverso l’uso critico del pensiero, devono divenire consapevoli del fatto che le loro azioni dipendono dalle condizioni materiali in cui lavorano e vivono e dai rapporti di forza entro i quali si trovano ad agire.
  • Invertire i rapporti causali fra totalitarismo e libertà: spesso siamo portati a ritenere che sia il totalitarismo ad annullare la libertà in ogni sua forma. Insomma che la fine della libertà sia dovuta all’azione dei regimi totalitari. La Weil sostiene il contrario: è la fine della libertà, in special modo la libertà di pensiero e dello spirito critico che ne consegue, che spingono le persone fra le braccia dei regimi totalitari. Riacquistare lo spirito critico, la libertà di pensiero ed essere consapevoli dei rapporti di forza all’interno della società smascherano e bloccano la diffusione dell’ideologia del potere che è insita in ogni forma di organizzazione sociale che di per se è sempre totalitaria.
  • Ritornare alla poleis: altro sistema per allentare gli ingranaggi del potere è un ritorno alle piccole città, nelle quali il potere può essere meglio controllato e diviso fra le persone, in cui è possibile fondare i legami su criteri di solidarietà reciproca piuttosto che su logiche di dominio.

 

 

 

Hannan Arendt

 Ideologia e terrore

  • La società di massa: la tesi avanzata dalla Arendt è che il totalitarismo è un fenomeno del tutto nuovo (a differenza della Weil), non assimilabile o riconducibile ai tradizionali regimi tirannici o dittatoriali. Di conseguenza non possiamo cogliere questo fatto, completamente nuovo, attraverso i concetti classici della sociologia, della scienza politica e della filosofia. Categorie come quelle di potere, legalità, illegalità, diritto, etica sono dunque inutilizzabili.

Ha tuttavia delle cause. Cause moderne che vanno rintracciata nella nascita della società di massa. La vecchia società classista, che era organizzata gerarchicamente in classi sociali distinte e diverse, lascia il posto ad un indifferenziato raggruppamento sociale di massa in cui operano ristretti gruppi di elites che si fanno portatori di tendenze totalitarie. E questo è un primo punto da tener fermo. Tuttavia la Arendt ne Le origini del totalitarismo, opera monumentale per mole di pagine e per le prospettive nuove che aprì sull’analisi del totalitarismo, nelle prime due parti, intitolate L’Antisemitismo e L’imperialismo, cerca di ricostruire la trama sotterranea e le premesse non immediatamente evidenti del fenomeno totalitario. E’ come se la Arendt ci dicesse che la società di massa oltre a rendere l’individuo un individuo indifferenziato (spersonalizzato, atomizzato) e quindi intercambiabile all’infinito con altri individui, covava all’interno del suo tessuto qualcosa di nascosto e non immediatamente percepibile.

  • Lo Stato-Nazione: quello che si muove in profondità, non immediatamente percepibile, è la potenzialità totalitaria presente nelle correnti ideologiche e negli avvenimenti che si succedono fra la fine dell’800 e i primi anni del ‘900. Per comprendere ciò è indispensabile, secondo la Arendt, indagare lo sviluppo dello Stato-Nazione e tutto quello che si muove al suo interno. Il ragionamento della Arendt è il seguente: lo Stato-Nazione ha al suo interno una logica contraddittoria. Tale contraddizione è data dai suoi due elementi costitutivi che sono: lo Stato che è una istituzione razionale e legale; la Nazione che si fonda sull’idea di una comunità che condivide valori, principi, e in ultima analisi, un legame di sangue. E dunque, da una parte lo Stato che deve garantire i diritti di tutti cittadini e dall’altra una nazione che si regge sull’idea fondante di una comunità di simili che esclude i diversi. Da questo il paradosso che solo i membri della comunità che condividono valori, territorio, sangue e lingua possono essere ritenuti degni di protezione da parte dello Stato ed essere cittadini a pieno titolo.  Gli apolidi, i senza patria, gli sradicati e tutti quelli che non appartengono ad una comunità specifica saranno: il primo nucleo di individui che costituirà, tra fine ‘800 e inizio ‘900, la nascente società di massa, una società composta da individui senza appartenenza alcuna.

In secondo luogo, soprattutto a causa degli sconvolgimenti che ci saranno dal primo dopoguerra in poi, chi non possiede una nazionalità (chi non appartiene ad un ethos, ad una comunità specifica) ‘’nascerà  privo della cittadinanza’’ e non potrà più far valere i suoi diritti.

 

  • Imperialismo e Antisemitismo: questa contraddizione diventerà sempre più visibile con la politica imperialista di fine ‘800 degli Stati europei. Con la conquista di territori abitati da persone che non appartengono alla nostra nazione, al nostro ethos, alla nostra comunità, si è legittimati a sperimentare politiche colonialistiche fatte di stermini, deportazioni, uccisioni, violenze. I ‘’colonizzati’’, gli altri, i diversi, insomma quelli che non appartengono alla nostra nazione (al nostro ethos) non sono cittadini e non godono della protezione dei diritti garantiti dallo Stato e possono subire qualsiasi tipo di sopruso, persino la morte. Tutto ciò troverà una valida giustificazione nel razzismo.

In seguito, quando con la crisi sociale, politica ed economica del primo dopoguerra, verranno dissolti i vecchi legami sociali (anche quelli fondati sul concetto di nazione, gruppo o ethos), gli individui isolati e massificati saranno facile preda delle élites portatrici di idee totalitarie. Tali élites si serviranno del ‘’diverso’’, ‘’dell’altro’’, del nemico comune,(l’ebreo, lo zingaro, lo slavo, l’omosessuale) per rimettere in connessione gli individui isolati della società di massa e per ricostruire una comunità sostanziale. Una comunità totalitaria.

 

  • Ideologia: è il primo elemento che, in una società di massa, rende possibile il totalitarismo. Per la Arendt, l’ideologia tende a semplificare, appiattire la complessità di una situazione su un’unica idea capace di spiegare tutto. La storia, la vita, gli accadimenti tutti è spiegato e chiarito attraverso l’ideologia di regime. Insomma, l’ideologia da senso a tutto e tutto spiega. L’ideologia razzista e antisemita tutto spiega e a tutto da senso: la sconfitta in guerra, la crisi sociale, economica, il degrado morale ecc…

 

  • Terrore: è il secondo elemento su cui si fonda il totalitarismo. Con il terrore si toglie agli individui la possibilità di agire, di resistere, di dissentire. I campi di concentramento saranno l’apice di questa politica. Nei campi di concentramento e di sterminio si cercherà di eliminare ‘’la spontaneità stessa come espressione del comportamento umano e di trasformare l’uomo in oggetto’’ eliminando qualsiasi forma di ribellione o resistenza.

L’ideologia e il terrore, l’accentramento del potere, l’annullamento delle libertà e il ricorso ai campi di concentramento sono caratteristiche che accomunano il Nazismo e lo Stalinismo.

 

 

 

George L. Mosse

La nuova politica

  • La democrazia di massa: l’interpretazione di Mosse, che è uno storico di professione, parte dalla costatazione che le cause del nazismo (badate bene del nazismo e non dei fascismi vari o dei totalitarismi in generale) vadano ricercate nell’idea di sovranità che nasce nel XVIII secolo e che verrà tematizzata nella teoria politica della ‘’sovranità popolare’’ di Rousseau. Tale volontà generale divenne in seguito il collante che cementò l’unità del popolo non intorno all’idea di cittadinanza ma di nazione. Anzi, dalle lotte di liberazione contro le truppe napoleoniche (1813-1814) fino all’unità della nazione tedesca (1871), il concetto di volontà popolare e di nazione si svilupparono in parallelo nell’immaginario collettivo del popolo tedesco. E, lentamente, il culto del popolo divenne il culto della nazione. Questo è un passaggio significativo dell’interpretazione di Mosse: le radici profonde del nazismo sono in questa voglia di democrazia: una democrazia di massa. L’obiettivo di queste masse non era la democrazia rappresentativa e borghese che aveva le sue radici nella Rivoluzione francese e che si svilupperà fino ai giorni nostri in una compiuta democrazia parlamentare con relativi pesi e contrappesi, diritti costituzionali e garanzie giuridiche. Al contrario, la democrazia di massa doveva e voleva essere ‘’sentita’’ dalle masse (che all’inizio erano solo folle) le quali chiedevano di partecipare alla vita politica in modo ‘’più vitale e più significativo’’. La forma di governo parlamentare e rappresentativa apparve a molti in contraddizione con il concetto di volontà generale che, invece di unire il popolo, creava politiche divisive e atomizzava gli uomini. Insomma, per molti, i governi parlamentari non riuscivano a creare una identità collettiva che si basasse su principi, valori, tradizioni condivise.
  • La nuova politica: la nuova politica fu ciò che unì il culto del popolo con il culto della nazione e per fare ciò ricorse ad uno stile nuovo che divenne una religione laica. E lo fece riattivando una tradizione fatta di miti e simboli, ed elaborando una liturgia che permetteva al popolo di partecipare al culto nazionale. Così facendo ‘’la folla incomposta del popolo divenne, grazie ad una mistica nazionale, un movimento di massa concorde nella fede dell’unità popolare’’.
  • Riattivare una tradizione: il nazismo e i fascismi, proprio perché movimenti di massa e anche democrazie che volevano essere di massa, non fecero altro che riattivare una tradizione che era presente, che serpeggiava già, nell’animo e nell’immaginario dei popoli (soprattutto di quello tedesco).

E’ una posizione, quella di Mosse, che comporta una revisione dello stretto legame fra terrore, culto del capo e totalitarismo. Infatti, se così è, il regime nazista non ebbe bisogno del terrore né del culto del capo (Arendt) per imporsi. La nuova politica non fece altro che riattivare una tradizione fatta di miti e simboli, incorniciati in una liturgia, che ‘’nazionalizzarono le masse’’ le quali videro nel fascismo e nel nazismo una possibilità di partecipazione alla politica più vitale e significativa di quella rappresentata dalle democrazie rappresentative.

Per riassumere e chiarire ulteriormente i passaggi possiamo dire che: in Germania (e solo in Germania secondo Mosse), la voglia di ‘’volontà generale’’ fu stimolata, in primo luogo dal sorgere del nazionalismo con i suoi simboli e i suoi miti e, in secondo luogo, dal sorgere dei movimenti e dei partiti politici di massa (anche di derivazione socialista, comunista e popolare/cattolica). Questi movimenti richiedevano uno stile nuovo e una ‘’politica nuova’’ che trasformò la massa in forza politica. E fu il nazionalismo, grazie alla nuova politica (miti e simboli incorniciati in una liturgia specifica), a fare ciò. Le masse divennero la base sociale di consenso del nazionalismo. Il Nazismo, insomma, non fece altro che raccogliere i frutti di tutto ciò: il terreno era già stato arato e Hitler e il nazionalsocialismo non fecero altro che raccoglierne i frutti.

  • I miti e i simboli: i miti e i simboli che Mosse analizza sono molteplici e vari, quello che qui è interessante e utile capire è come funzionano. In primo luogo questi miti si ponevano fuori dal ‘’tempo storico’’ e avevano il compito di riunificare un popolo e una nazione divisa e frantumata. Erano legati a concezioni religiose e cristiane del mondo. Essi vennero prima laicizzati attraverso la tradizione pagana dei ‘’germani’’ e poi utilizzati promettendo felicità e prosperità a chi li accettava. Questi miti dovevano oggettivarsi, calarsi nella realtà, essere percepibili, visibili. Questo avvenne attraverso i simboli. I simboli più utilizzati furono i fuochi sacri, le bandiere, le canzoni, le adunate, i monumenti in pietra e cemento. Tutto ciò fu improntato all’ideale estetico di bellezza classica: ordine, misura, equilibrio, proporzione, visibilità.
  • Terrore e propaganda: del terrore abbiamo già detto, esso non fu una caratteristica essenziale della prima fase del nazismo perché non era necessario. Insomma, dice Mosse, il consenso non fu ricercato col terrore perché furono le masse a gettarsi fra le braccia del nazismo. Il consenso, esclusi piccoli gruppi politici marginali nella vita sociale tedesca, fu istantaneo e quasi totale verso il regime nazista. ‘’Inizialmente, scrive Mosse, il terrore fu in parte mascherato, e in parte assai sporadico. Fino al 1936 esistevano, mi pare, due campi di concentramento. Ma erano campi da cui si poteva anche uscire: insomma, campi di prigionia. Fino al 1934 la polizia segreta non fu pienamente sviluppata. […] In una situazione del genere è sempre insita una certa misura di terrore. Naturalmente esisteva il terrore come persecuzione di tutti gli altri partiti politici; ad esempio si arrestavano i comunisti e i socialisti, e anche i repubblicani. […] In altre parole, quel che Hannah Arendt intende (ed io con lei) per autentico terrore di massa, all’inizio non fu necessario’’.

Ancora, ne La Nazionalizzazione delle masse scrive: ‘’nessuno certo negherà l’uso del terrore, ma siamo in possesso di sufficiente documentazione che attesta la genuina popolarità della letteratura e dell’arte naziste, e, quindi, l’inutilità per i nazisti di doverle rendere efficaci con un’azione terroristica. E questo è vero anche per lo stile politico nazista, che era popolare, perché si fondava su una tradizione diventata ormai familiare e congeniale.’’

Da ciò si evince che anche il concetto di propaganda, così come è inteso dalla maggior parte delle persone e cioè come manipolazione e modellamento delle coscienze e delle menti, va rivisto per quel che riguarda il nazismo ed è accettabile solo in parte.

Insomma, la tesi di Mosse, per i motivi che abbiamo visto, è che il Nazismo non si impose con il terrore, la propaganda o il culto del capo ma fu accettato da una società, in modo particolare quella tedesca, che era già pronta ad accogliere la ‘’cultura’’ razzista e nazista.

 

 

 

 

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