Messaggio di auguri di Buon Natale del Preside Prof. Alfonso Luigi Salomone sac.


Cari ragazzi,

immagino che in questi giorni nelle vostre case insieme ai genitori ed ai nonni, abbiate avuto occasione di raccogliervi tutti insieme per preparare il Presepio. È un’antica tradizione cristiana che nasce proprio in Italia, precisamente a Greccio in provincia di Rieti, grazie all’intuizione di San Francesco d’Assisi.
L’episodio del Presepio avvenne nel 1223. Secondo il racconto riportato da Tommaso da Celano nelle Fonti Francescane, in quel periodo nella contrada di Greccio, Francesco conobbe un nobile di nome Giovanni “di buona fama e di vita anche migliore”. Francesco fece chiamare Giovanni, quindici giorni prima della ricorrenza del Natale, e gli disse: “Se desideri che celebriamo a Greccio la presente festa del Signore, affrettati a precedermi e prepara diligentemente quanto ti dico. Voglio infatti far memoria del Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo vedere con gli occhi del corpo i disagi per la mancanza delle cose necessarie a un neonato, come fu adagiato in una greppia e come fu posto sul fieno tra il bue e l’asino”.
Il pittore Giotto dipinse questo episodio nella tredicesima delle ventotto scene del ciclo di affreschi delle Storie di san Francesco, nella Basilica superiore di Assisi, tra il 1295 e il 1299.
La rievocazione di questo momento storico sottolinea “l’umiltà dell’incarnazione”, come la definiva San Francesco. Un Dio Onnipotente che si è fatto uomo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria ed è venuto al mondo indifeso come un bambino, povero come l’ultimo degli ultimi nella grotta di Betlemme.
Se mi fermo a pensare è impressionate e commovente come tutto questo sia in grandissimo contrasto con il mondo di oggi. Sono convinto che anche voi, come me, abbiate nel cuore l’intimo sentimento che non vi fa rassegnare all’idea di un Natale senza Dio, perché è ormai diventata la più grande festa ideata e sviluppata dal consumismo. Proviamo allora insieme a riscoprire il suo significato più nobile e più alto.
Fermiamoci davanti al Presepio a sperimentare lo stesso stupore che avvolse i Pastori di Betlemme quando si recarono alla grotta, immedesimiamoci in quelle persone che presentano, anche nelle raffigurazioni artistiche, un volto trasformato, stupito, illuminato dalla gioia del vedere un bambino dinanzi ai loro occhi!
Tutti gli sguardi degli uomini e delle donne, persino degli angeli presenti nella grotta sono sempre illuminati rivelando gioia, meraviglia, stupore! La luce arriva da quel bambino Gesù, è lui la luce del mondo, il nuovo ed eterno sole dell’umanità. In Lui si ripete il comando del Creatore agli albori dell’atto creativo: “Sia la luce! E la luce fu” (Gn 1,3). Dal nulla della creazione è iniziato il cammino della storia, dalla culla di Betlemme il bambino appena nato ha illuminato e continua ad illuminare le oscure notti dell’umanità.
La vita umana nello scorcio di Betlemme ritorna al momento primordiale del tempo, con una nuova consapevolezza della corporeità, quella di un bambino che guarda la madre e dà chiarore al piccolo universo che gli sta attorno, lo irradia dalla culla quasi fosse un fuoco acceso e un sole che sorge.
Cari ragazzi in questi anni più volte a scuola ho voluto sollecitarvi al senso dello stupore! Ogni giorno a scuola apprendete attraverso il sapere umano delle discipline scolastiche il significato del mondo, dell’esistenza umana e della vita intera che si sviluppa nell’Universo.
Sento il bisogno di chiedervi di unirvi alle preghiere della Chiesa per questo mondo, per questa umanità, per questa terra amata e benedetta da Dio, per i vostri Insegnanti, per i vostri genitori e per i vostri nonni, per i compagni e per gli amici. Sento di chiedervi di “affrettarvi” (cf. LC 1,39) affinché ciascuno di voi, incrociando ogni giorno nel proprio vissuto il volto di tanti fratelli e sorelle, possa sentirsi amato e benedetto, possa sentire in quella storia di relazioni il segno tangibile della presenza di Dio che si è fatto uomo come noi, per farci diventare come Lui.
Lo stupore e la gioia che illuminano il volto degli uomini e delle donne raffigurati nel Presepio deve essere impresso sui nostri ogni giorno, quando riscopriamo il significato profondo di quel variegato mondo di relazioni umane di cui è fatta la nostra vita.
Impariamo a non dare nulla per scontato, tutte le persone di cui è intessuta la nostra vita sono un dono da riscoprire, un dono da amare e custodire, un dono da valorizzare. Mostriamo il sorriso verso ogni persona che incontriamo, mostriamo gargo e gentilezza, mostriamo di aver incontrato la luce che illumina ogni uomo!
Questi pensieri che accompagnano la nostra quotidianità, se potessero avere la forza persuasiva di orientare le logiche economiche e politiche su scala mondiale, potrebbero generare una rivoluzione dell’amore e della pace, partendo proprio dal punto più basso, quello che investe la responsabilità di ogni uomo chiamato ad agire con buona volontà. L’odio, la guerra, le ingiustizie perpetrate a danno dei più deboli e indifesi non avrebbero modo di esistere, poiché non sarebbero alimentate dalle logiche di potere e di sopraffazione che oscurano i cuori degli uomini. Cristo Signore è la luce che illumina ogni uomo, lasciamoci illuminare da Lui, da quel tenero bambino che giace nella culla di Betlemme.
Uniamoci insieme al Santo Padre e alla Chiesa tutta, nel pregare per la Pace, affinché i seminatori di odio, di violenza e di morte presenti nel mondo, possano ritrovare vie di umana concordia, di amicizia e di pace.
Il mistero del Natale che tanto incanto suscita nei nostri cuori, possa generare una rivoluzione della tenerezza per abbattere quel male che sta inquinando i cuori ed il creato, che sta facendo soffrire tanti uomini e tante donne, specialmente bambini e anziani.
Mi rivolgo ora particolarmente ai vostri Insegnanti. Con rispetto e in punta di piedi faccio da pastore alcune considerazioni che amo sottoporre alla vostra attenzione:
Anche la Scuola è chiamata ad educare allo stupore, alla meraviglia. Potrebbe essere un metodo semplice, chiaro, potente ed efficace per coltivare nei ragazzi il piacere per lo stupore, per la sorpresa, uno strumento che li aiuterebbe a guardare il mondo con occhi diversi.
Oggi viviamo purtroppo tempi di crisi dell’educazione, servono nuove strade da battere, e l’educazione allo stupore potrebbe essere molto utile per rafforzare saggezza e creatività nel cuore dei nostri ragazzi. Potrebbe essere un aiuto per frenare le loro tendenze al bullismo e al cyberbullismo, per risolvere il problema dell’abbandono scolastico in età dell’obbligo, un vero e proprio criterio che potrebbe sconvolgere e reindirizzare le ragioni per cui si educa.
La crisi dell’educazione riguarda soprattutto il mondo degli adulti. Se non sappiamo più che cosa significhi essere adulti, allora non potremo essere un riferimento per i nostri figli. Tutti gli adulti sono continuamente coinvolti nel processo educativo. Sin da bambini i nostri ragazzi hanno imparato guardando, o hanno cercato di imparare e, credetemi, non c’è niente di più naturale dell’apprendimento dai genitori, dagli zii o dai nonni, dagli insegnanti. Se l’educazione è in crisi la colpa è anche dei modelli educativi che si sono affermati nel passato e che purtroppo persistono ancora nelle scuole. Educare alla meraviglia significa proprio superare i classici pregiudizi secondo cui gli studenti non hanno voglia di imparare e si annoiano di andare a scuola. Vanno adottate misure e promosse metodologie anche attraverso la didattica, per accendere la curiosità dei ragazzi e per non limitare la loro creatività. La scuola non è una sorta di medicina disgustosa, da prendere fino a quando non terminano gli studi, essa rappresenta uno dei luoghi privilegiati in cui si accende la luce dello stupore che può cambiare il mondo.
L’educazione allo stupore potrebbe aiutarci su più punti da attenzionare:
Saggezza. Lo stupore ci rende saggi perché provoca delle esperienze memorabili risvegliando il rispetto e la gratitudine verso gli altri.
Previene il bullismo. L’educazione riduce l’inclinazione alla competizione e la ghettizzazione dei giovani, allontanandoli dalla criminalità e da quelle tendenze oppositive alla promozione del bene.
Creatività. Mettere l’arte e la bellezza al centro dell’educazione dei giovani, potrebbe aiutarli a non annoiarsi e a stimolare l’apprendimento.
Compassione. Un’educazione che aiuti i giovani a condividere le gioie e i dolori porterebbe a creare una società dove tutti sono vincenti e nessuno è perdente.
Auguro di cuore a ciascuno di voi di vivere un Natale all’insegna del rinnovato stupore.

IL PRESIDE

Prof. Alfonso Luigi Salomone sac.

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