Hegel, Società civile e Stato


Hegel, Società civile e Stato

 

Anche le riflessioni di Hegel ruotano intorno al concetto moderno di libertà (libertà da, libertà negativa, libertà liberale), la libertà dello Stato di diritto, che si costruisce lungo la linea di pensiero che va da Locke a Montesquieu fino ad arrivare a Kant.

Ora, senza negare il valore di tale libertà, Hegel ne riconosce un valore relativo e la inserisce in una cornice più ampia evidenziandone i limiti.

La filosofia del diritto hegeliana è articolate in tre parti che sono rispettivamente il diritto astratto, la moralità, e l’eticità.

Le prime due parti mostrano come la libertà moderna sia in realtà una forma astratta di libertà che non riesce a pensare in modo soddisfacente cosa effettivamente sia la libertà.

La critica di Hegel è volta sia alla concezione formale-giuridica della libertà (la libertà garantita dallo Stato di diritto: lo Stato garantisce il libero gioco delle libertà e degli egoismi privati purché non vadano a ledere le libertà e gli egoismi degli altri) sia alla libertà morale delineata da Kant: la persona autonoma è capace di scegliere da sola in base alla ragione senza lasciarsi dominare dalle inclinazioni personali o dalle passioni. Quest’ultima forma era per Kant il fondamento morale della libertà astratta giuridico formale.

Entrambi questi modi, dice Hegel, hanno il merito di tematizzare una delle conquiste storiche e filosofico-politiche più importanti della modernità, che è la libertà del soggetto, ma colgono solo l’aspetto astratto e formale. Infatti la libertà così intesa, è il ragionamento di Hegel, non è il fine dell’autonomia dell’individuo ma ne è la precondizione.

Mentre in Kant e nel pensiero liberale tutto, il fine era ed è la tutela della libertà individuale che può determinarsi in qualsiasi direzione purché rispetti e riconosca una simile libertà nell’altro, in Hegel tale libertà è solo una precondizione (cioè la libertà individuale kantiana è la precondizione della libertà come autonomia hegeliana) per la realizzazione di una libertà come autonomia individuale più piena e sostanziale.

Quindi la libertà giuridica, del diritto astratto, dà alle persone la facoltà di poter agire, di essere libere di fare, ma non ci prescrive cosa fare. La libertà morale kantiana, ad esempio, ci prescrive di agire secondo massime universalizzabili.  Ma quali sono? Quelle kantiane?

Ora, dice Hegel, le massime universalizzabili di Kant presuppongono ciò che devono dimostrare creando un circolo vizioso dal quale non possiamo uscire.

In Kant infatti, la libertà di ogni membro della società come uomo, (l’eguaglianza di ogni membro con ogni altro come suddito e l’indipendenza di ogni persona come cittadino) è il motivo (l’apriori) per cui si costruisce lo Stato di diritto (quindi esiste prima dello Stato e della società) mentre dall’altro, questi principi non hanno nulla a che fare con situazioni storiche pre-sociali perché nascono solo con la tutela giuridica dello Stato, nascono e sono garantite dalle leggi: non c’è libertà al di fuori dello Stato di diritto (vedi ‘’Sul detto comune…’’ pp. 136-137).

La libertà è un concetto costruito in modo contraddittorio in Kant.

Perciò, dice Hegel, la libertà come autonomia deve essere ricostruita come l’insieme di quegli istituti (famiglia, società civile e Stato) all’ interno dei quali gli individui possono godere delle condizioni necessarie per attuare una piena libertà come autonomia. Detto in altri termini, la libertà è possibile solo all’ interno di forme di socialità concrete che sono, a diversi livelli, la famiglia, la società civile, lo Stato.

Non è possibile pensare a diritti di libertà, eguaglianza, indipendenza o proprietà privata, nello stato di natura. Insomma questi diritti non sono, come vuole la tradizione giusnaturalistica, diritti innati ma costruzioni storiche e sociali.

Lo Stato, come per Aristotele, anche se nella ricostruzione storico-filosofica hegeliana viene dopo la famiglia e la società civile è ‘’il primo ontologico’’: è l’organismo politico che precede e comprende gli altri.

Lo Stato è lo scopo finale, ma come fine in sé stesso; il dovere dei cittadini è di riconoscersi in esso.

Nella concezione della dialettica hegeliana non esiste il prima e il poi ma il circolo. Per questo, lo Stato che viene alla fine è anche, per altro verso, il primo o, come direbbe Hegel, il cominciamento.

Il primo istituto che tutti troviamo già costituito è la famiglia. Che è costruita sull’amore reciproco e sull’unità dei componenti.

La società civile viene dopo. Viene quando gli individui, come individui autonomi e separati, escono dalla dimensione della famiglia, dimensione che però portano sempre con sé, e si ritrovano come persone private le une di fronte alle altre.

La società civile è il luogo dove gli interessi privati e i bisogni egoistici si sviluppano al massimo livello.

Bisogna fare attenzione a non dare a questo momento una connotazione negativa, esso è importante, ed Hegel lo sottolinea: lo sviluppo dell’individuo come autonomia personale presuppone la separazione dall’unità immediata della famiglia.

E’ nello stato civile che si generano il progresso e la civiltà, il lavoro, la sua divisione sempre più articolata, lo sviluppo delle macchine, i rapporti di scambio che via via diventano sempre più globali ecc… Teniamo sempre presente che Hegel scrive agli albori della prima rivoluzione industriale.

Questo sviluppo è però ineguale e genera contraddizioni che ‘’la mano invisibile del mercato’’ come voleva Adam Smith non riesce a correggere.

La dinamica spontanea della società civile, il libero gioco degli interessi privati ed egoistici genera da un lato la più grande produzione di ricchezza mai vista e dall’altro una immensa concentrazione di povertà e deprivazione (è il primo nucleo di quello che in seguito sarà chiamato ‘’questione sociale’’).

E’ compito di alcune istituzioni, già all’interno della sfera della società civile, rimuovere tale sviluppo ineguale (riferimento all’ art. 3 e 41 Costituzione Italiana).

Sono gli istituti che Hegel chiama ‘’polizia’’ e ‘’corporazioni’’.

La prima regola i diversi aspetti della vita sottraendoli al caso armonizzando gli interessi dei produttori e dei consumatori, fissa i prezzi dei beni di prima necessità, controlla il giusto svolgimento dell’educazione, da sostegno ai poveri e alle fasce più deboli della popolazione.

La seconda ripropone a livello della società la solidarietà già presente all’interno della famiglia. Le corporazioni di mestiere si strutturano come associazioni di mutuo soccorso fra lavoratori o appartenenti ad un determinato ceto o professione. Ad esempio i più ricchi hanno il dovere di versare alla corporazione quel che è sufficiente a tutelare in periodi di crisi i membri più deboli economicamente (tipo, ovviamente Hegel ne dava una definizione più strutturata e organica, le casse di previdenza pubbliche e private o le varie associazioni cooperativistiche che sono presenti anche oggi).

Quindi già nella società civile si danno, attraverso questi istituti, momenti di socialità volti al bene comune e alla solidarietà fra le persone.

Sarà solo nello Stato, che è la realtà dell’idea etica, che queste forme già presenti nella società civile si compiono in modo cosciente e universale. In questo stadio (lo Stato etico) gli interessi universali si armonizzano con la tutela delle libertà personali restituendo un concetto più alto di libertà rispetto al concetto di libertà liberale.

La libertà riceve sostanza, se così si può dire, dall’incontro con l’interesse universale di tutti senza mai sopprimere gli interessi particolari. (ricordarsi della dialettica: la negazione non è soppressione ma superamento. Superamento è passare ad una fase successiva conservando la fase precedente. Nella società civile è presente e superata allo stesso tempo la sfera della famiglia, nella fase dello Stato etico è presente e superata la fase dello stato civile).

L’importanza dello Stato moderno, secondo Hegel, sta in questo: da un lato viene conservato il principio cristiano e borghese del valore infinito della soggettività dell’individuo, dall’altro gli individui sono consapevoli del legame con il tutto, l’intero, gli altri individui, e fanno proprio l’interesse generale come proprio interesse e fine.

Il bene del tutto, il bene comune, è riconosciuto dai singoli come proprio bene e interesse, in questo modo non s’impone dall’alto, come una legge è imposta dal sovrano sulle loro teste, ma è il frutto continuo della mediazione dialettica del singolo- tutto attraverso gli istituti sociali.

Ripeto: nella società civile, è questa la prospettiva di Hegel, sono già presenti gli istituti della polizia e delle corporazioni che mediando gli egoismi individuali restituiscono un’articolazione armonica dei diversi interessi.

La ricomposizione cosciente di queste lacerazioni avviene nella sfera dello Stato.

La struttura di questo Stato è divisa in tre poteri: il potere sovrano, che è il culmine della totalità e detiene la decisione ultima; il potere governativo che applica ed esegue le decisioni e il potere legislativo che rappresenta i ceti e le corporazioni.

Il potere legislativo rappresentando i ceti e le corporazioni rappresenta interessi economici reali. In questo modo la rappresentanza è reale rappresentanza di interessi sostanziali dei vari individui che compongono le corporazioni.

Politico ed economico, in questo Stato, non sono separati. Il rappresentante, il deputato che rappresenta, fa l’interesse del suo ceto di riferimento e, comportandosi anche gli altri rappresentanti allo stesso modo, il legislativo non può fare altro che rappresentare gli interessi reali della società tutta.

Nello Stato di diritto di stampo kantiano e liberale ciò, secondo Hegel, non avviene: la rappresentanza universale e indifferenziata resta formale e il deputato non rappresenta gli interessi sostanziali del rappresentato.

Ripeto: votando secondo il principio una testa un voto (che è poi la conseguenza della formalità della legge: tutti sono uguali di fronte alla legge senza distinzioni di ceto, razza, orientamento politico, religioso ecc.) si vota come uomo ‘’astratto’’ e non come cittadino che appartiene ad un ceto sociale/economico con interessi e bisogni particolari. La rappresentanza cetuale, detto in altro modo, non astrae dai diversi interessi della società. Il sociale, gli interessi particolari di ceto, entra e si media con e nel momento politico della rappresentanza. Il sociale si trasvaluta nel politico (problema del vincolo di mandato). Nello Stato di diritto liberale i due momenti restano separati: la libertà di (liberale) è libertà dalla sfera politica; nello Stato cetuale le due libertà si mediano.